CONFLITTI SOCIALI, STRUTTURE PARENTALI E COMUNITÀ LOCALI NELL'ITALIA ALTOMEDIEVALE

Il progetto è dedicato all’esame della trasformazione delle strutture parentali all’interno delle società locali nell’Italia tra VIII e XI secolo. Il punto teorico di partenza è che, in una società – quale quella altomedievale - dove mancavano istituzioni svincolate dalla struttura della parentela, il ruolo di queste ultime è molto più rilevante di quello odierno, in strettissimo rapporto con le modalità di riproduzione sociale. Il secondo è che, pur in presenza di una struttura parentale cognatica, i cui membri godono degli stessi diritti, nell’alto medioevo si attuano processi di esclusione e di selezione e di ‘discriminazione positiva’, che enfatizza la totale dipendenza. Ci si chiede come furono rappresentate, valorizzate oppure escluse origini biologiche degli individui, all’interno dei contesti archeologici e testuali.
Il progetto si articola in due parti, oggetto di analisi separate, che confluiranno in una discussione comune.
Per quanto riguarda l’analisi dei testi della pratica e della teorizzazione sulle strutture parentali, l’indagine verterà su tre temi: vocabolario della parentela; alleanze; filiazione. Fonti sono i testi prodotti in area italiana tra VIII e XI secolo (carte, diplomi, placiti giudiziari, epistolae, testi narrativi). Per quanto riguarda il vocabolario della parentela, si analizzeranno le modifiche dei termini che indicano le relazioni biologiche tra gli individui nel corso del tempo in rapporto con la diffusione del discorso cristiano, che li utilizzò per esprimere i rapporti gerarchici tra il vescovo e i suoi fedeli (pater, filius, filia), e i rapporti paritari tra credenti (frater, soror). Sul piano delle alleanze, si esamineranno le forme matrimoniali attestate nella pratica, verificando la presenza di modalità diffuse in altre aree europee, quali la struttura omogamica delle unioni; la presenza di unioni informali, osservate in rapporto alla normativa ecclesiastica che limita le unioni endogamiche, stabilendo gradi di ‘nozze proibite’, e propone il modello del matrimonio come unione perenne. Rispetto alla filiazione, nell’altomedioevo si sostituisce al sistema di filiazione patrilineare romano un sistema largamente cognatico. Il termine agnatio scompare e quello di cognatio si amplia per indicare il legame di parentela per eccellenza. Questo passaggio si articola, tra VIII e IX secolo, nella progressiva esclusione di gruppi di discendenti, individuati per categoria e per il loro comportamento. Questa tendenza si esplicita attraverso la trasmissione del nome e con l’elaborazione di norme sulla possibilità di ereditare. Ma le differenziazioni tra i figli non furono considerate invalicabili, come mostrano i conflitti su donazioni ed eredità.
Per quanto riguarda l'analisi in prospettiva di genere di un’ampia serie di dati raccolti dalla schedatura (già effettuata) di oltre 200 necropoli altomedievali sul territorio italiano. L’analisi verte sulle relazioni esistenti tra i defunti delle necropoli studiate, verificando se nell'organizzazione della topografia cimiteriale fosse determinante la parentela biologica o se prevalessero altre forme, per genere o per gruppi di età. Si affronterà il problema relativo alla sex-ratio tra uomini e donne che, in Italia, è a sfavore delle donne. Si suppone che il più alto numero di scheletri di uomini adulti potrebbe essere bilanciato da un più alto numero di scheletri di donne giovani/bambine, mostrando una mortalità infantile e giovanile più elevata per le donne. Si intendono effettuare analisi isotopiche (carbonio e azoto) su un campione di scheletri delle necropoli di Comacchio e di S. Lorenzo di Ammiana (VE). I dati saranno esaminati in una prospettiva di genere, sulle forme di discriminazione nell’accesso alle risorse. Le analisi dentarie degli adulti, per cui il sesso è noto, offrono informazioni retrospettive sullo stato di salute dei bambini e delle bambine: esse consentono di capire se i bambini e le bambine fossero nutriti allo stesso modo o no, come potrebbe far pensare la distorta sex ratio riscontrata nel campione esaminato.

Termine
Anno 2016

Coordinatore Scientifico Nazionale
Stefano Gasparri (Università Ca Foscari di Venezia)

Unità Operative
Giuseppe Albertoni (Università degli Studi di Trento)
Stefano Gasparri (Università Ca Foscari di Venezia)
Marco Milanese (Università degli Studi di Sassari)
Maria Cristina La Rocca (Università degli Studi di Padova)

Componenti unità padovana
Maria Cristina La Rocca (Responsabile)
Vito Loré (Università di Roma Tre)
Irene Barbiera (assegnista ricerca)
Piero Majocchi (professore a contratto)
Maddalena Betti (assegnista ricerca)
Francesco Veronese (assegnista di ricerca)