Publio Cornelio Scipione Africano nella terza decade liviana

Il presente progetto di ricerca si inserisce all’interno di un piano di lavoro in via di elaborazione, volto a colmare una lacuna piuttosto significativa nel panorama degli studi su Tito Livio. Laddove, infatti, le prime due pentadi delle Storie liviane, così come la quarta decade e ciò che resta della quinta, sono state diffusamente commentate – nei lavori, divenuti ormai classici, di Ogilvie, Oakley, Briscoe e Chaplin –, la terza decade, a dispetto della sua importanza nell’economia degli Ab Urbe condita libri, manca di uno studio complessivo analogo. Tale lacuna è ancor più notevole, se ha ragione Walsh nel sostenere che essa, nel suo connotarsi quasi come una monografia, costituisce la sezione più adatta ad essere studiata in isolamento dal resto dell’opera. Si impone pertanto la necessità di condurre una ricerca ampia sui libri XXI-XXX, che consenta di offrirne un commento letterario, storico e storiografico completo. In tale prospettiva, con questo lavoro si intende approfondire una sezione circoscritta all’interno della terza decade, che funga da progetto-pilota, naturalmente in scala ridotta, in vista di un commento complessivo. L’idea è quella di focalizzare l’attenzione su uno dei personaggi principali della narrazione, P. Cornelio Scipione, il noto condottiero che, con la vittoria di Zama, pose fine alle ambizioni di Annibale e alla guerra che lo vide protagonista. Nell’ottica liviana, infatti, la II Punica, che occupa in modo quasi esclusivo la decade, si configura come un momento storico epocale, animato da figure titaniche. Scipione rappresenta senza dubbio una di queste figure e anzi costituisce il naturale alter ego dell’altra figura titanica che è Annibale, il supremo comandante cartaginese. Con questo studio ci si propone dunque di raccogliere e commentare dal punto di vista storico e storiografico tutti i passi relativi al personaggio. Il fine è quello di: a) elaborare una messa a punto sotto il profilo storico della figura di Scipione e del quadro in cui si colloca; b) tracciare un quadro della tradizione storiografica che lo riguarda; c) indagare le personali scelte operate dal Patavino, e in particolare verificare eventuali paralleli tra Scipione e Augusto, per indagare modi e tempi con i quali la figura e le vicende del princeps possano aver influenzato la tradizione storiografica scipionica confluita in Livio. Tutti questi punti, e in particolare l’ultimo, non sono stati ancora adeguatamente trattati: per essi si dispone di una bibliografia limitata o risalente indietro nel tempo. Soprattutto, l'aspetto più innovativo è il tentativo di far dialogare, attraverso lo strumento dell’indagine storiografica, i due tipi di approccio che hanno finora contrassegnato gli studi liviani: quello della ricostruzione storica e quello dell’analisi stilistico-letteraria. Uno studio storiografico relativo all’origine degli schemi narrativi liviani può rilevarsi utile proprio per la ricostruzione di un quadro storico libero dalle influenze non solo della tradizione precedente all’Autore, ma anche dell’ideologia a lui contemporanea. All’assegnista è richiesta dimestichezza con il testo e le tematiche degli Ab Urbe condita libri ma anche un bagaglio di conoscenze acquisite studiando i motivi propagandistico-ideologici del passaggio dalla Repubblica al Principato, in ambito politico, religioso e militare. Sfruttando tali conoscenze pregresse, l’assegnista dovrà raccogliere, tradurre e commentare tutti i passi della terza decade relativi al personaggio indagato, confrontando i dati presenti nell’opera con i corrispettivi ricavati da altre opere greche e latine, a carattere storiografico od erudito, e approfondendo le diverse questioni con l’opportuna consultazione della letteratura scientifica sull’argomento.

Durata
2012 - 2014

Responsabile per il Dipartimento
Francesca Cavaggioni

Partecipanti
Francesca Cavaggioni
Luca Fezzi
Gianluigi Baldo